Federico Ferrarini nasce a Verona nel 1976.
ESPERIENZE PROFESSIONALI:
Dopo aver conseguito il diploma artistico frequenta le Accademie di Bologna e Venezia dove esplode la sua passione per la pittura.
Eclettico frequentatore di emozioni, arricchisce negli anni la sua formazione artistica attraverso l'illustrazione, la grafica e la scultura: percorsi artistici ad oggi ricchi di soddisfazioni.
L’incontro con un commerciante d’arte contemporanea proietta le sue opere su un mercato nazionale ampio e trasversale, offrendo da quel momento in poi la possibilità per l'artista di esprimersi, non di comunicare, con il suo pubblico; ed ecco anticipata la “chiave di volta” dell’opera di Ferrarini.
Tra le esperienze più significative sono da segnalare:
La mostra allestita presso la Chamber of Commerce of Baltimore nel Maryland (USA) in cui espone lavori giganteschi e di forte impatto emotivo.
Personale coordinata dal brillante Gianni Sandri per la casa automobilistica Svedese SAAB; da questa collaborazione nasce nell'artista l'idea di affiancare, o meglio gemellare, parte della sua arte a progetti di comunicazione commerciale; diverso da un Depero perchè in questo contesto è solo un prestito di qualcosa che Ferrarini ha già.
Due personali ad Albissola Marina nei locali che hanno visto la storia scritta da Asger Jorn, Lucio Fontana, Aligi Sassu, Saverio Cavalli e altri grandi del secolo trascorso; l'ambiente che solo in certi luoghi si può respirare e l'innamoramento di Ferrarini per la terra, la ceramica, gli fanno aprire importanti brecce artistiche in Liguria tutt'ora ricche di soddisfazione.
Spazio permanente di sue opere presso la galleria d'arte contemporanea dei geniali Daniele Liguori e Flavio Facincani “NoneArt” di Bardolino, Paese evocativo, suo attuale primo di tanti atelier ( la “Pecora che bruca il mondo” in "Atelier").
Personale a Rieti dal titolo “Mandala searching”: dieci opere parziale testimonianza del pensiero visivo di Ferrarini sulla fede e del suo pensiero, seppur ironico, nei confonti di tutti noi, portati oggi più che mai a modificare a nostro piacimento il “mandala”, ovverosia la dottrina perfetta: naturale evoluzione o disfatta morale?. L’eccezionale eco ricevuta da giornali e televisioni locali è presagio di una nuova, concreta dimensione lavorativa nel Lazio.
Collaborazione con Yamamay e “sfida d’artista” al mondo della moda.
FERRARINI ARTISTA
In un mondo di Comunicazione globalizzata, in un'arte che vuole comunicare a tutti i costi, forse per vezzo o forse per reale necessità (ma che tutti siano dei Warhol con gli stessi stimoli appare francamente difficile da credere), Ferrarini si esprime.
E' proprio la ricerca della parte mancante in questa dicotomia, l'anello di congiunzione, il messaggio come veicolo emozionale in re ipsa che definisce il lavoro di questo artista.
La sua voglia o meglio il suo bisogno di esprimersi attraverso veicoli figurativi esplode nella sua opera, il suo spirito, oramai catturato dalla tela, attende lo spettatore per creare da subito il contatto fra le rispettive dimensioni interiori: il fruitore dell'opera si vede catapultato in uno spazio e in un tempo dove la comunicazione è, e non potrebbe non essere bilaterale, unica e unitaria.
Artista fortemente cinestesico, assorbe integralmente le sensazioni, anche negative, che lo circondano ogni giorno; le sue opere sono il suo unico momento di “ricomposizione” delle sue reminescenze, intuizioni, percezioni e suggestioni. Tre sono i risultati: rottura o equilibrio o estraniazione; chi vede le sue opere istintivamente è portato a riconoscere quale dei tre risultati l'opera stessa rappresenti. Nel primo caso la forza è l'elemento conduttore: il coraggio e la sfrontatezza di un artista che, curioso scopritore della vita, intuisce ciò che lo circonda. Nel secondo caso il misticismo: il bilanciamento magnetico fra le forze in campo: l'uomo e la donna, lo jing e lo jang, e ancora l'uomo con la macchina e la tecnologia, il dentro con il fuori. Nel terzo risultato le sue opere si pongono come labile trait d'union fra il fantastico, la favola come nessuno ce l'ha mai raccontata e la realtà. I materiali delle opere di Ferrarini: elementi complessi che in natura si respingo anche chimicamente, metalli “costretti” a coesistere, vernici con caratteristiche troppo dissimili mescolate insieme, colori sposati insieme dallo studio più che dall’amore, a sunto: le forze e le loro energie governate e poste in equilibrio fra loro dalla caparbietà dell’artista. L’energia, mitigata solo dall’ironia, derivante dalla sperimentazione di generi e materiali ed esasperata dalla continua ricerca della luce (quella perfetta? quella interiore?), colpisce il fruitore dell’opera che davanti ad ogni tela assiste compiaciuto alla forza già “addomesticata” da altrettanta forza.
La descrizione dell’uomo Ferrarini è un compito a me non richiesto, ma che in qualche modo, avendolo conosciuto, gli devo.
Federico Ferrarini è una persona che vive di sensazioni e di purezza, vita difficile, quindi, la sua. Federico è troppo, in tutto, sensibile di sicuro, ma con una forza interiore che solo certe situazioni disperate possono farti uscire. L’opera di Federico è sempre nello sparitacque fra lui che crea perché spinto dal positivo che alberga in lui e dal bisogno di espiare non certo colpe, ma quel qualcosa di cui non riesce per carattere a concedersi merito. Federico non potrà mai smettere di creare perché solo così riesce ad essere vivo e libero da gioghi che noi chiamiamo regole naturali dell’esistenza.
Federico uomo non può vivere senza Ferrarini artista e tutte le sue opere riescono a tramettere questo legame inscindibile.
Fulvio Santorelli

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